m021_review

audiodrome
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gianpaolo cristofaro
14/05/07
3/5
cantautorato lieve, circondato da rivestimenti elettronici come nebbia a sbiadire e sfumare i contorni, realizzando sonorità eteree e suggestive per canzoni esili e claustrofobiche, ma capaci di reggere grazie ad una lacerata emotività. sostanzialmente è descrivibile in questo modo l’ep di fabio zuffanti, cantautore genovese qui “all’antipasto” prima dell’annunciato album ancora senza titolo. ogni canzone cerca di formare nella mente immagini e sensazioni che richiamino i relativi titoli con versi e melodie virati in pioggia, che – prendendo spunto dal comunicato stampa per una volta veritiero – “costruiscono pezzi scritti e cantati nel dormiveglia che appaiono come fotogrammi consunti prima del sonno o nei momenti che precedono il risveglio”. il limite di questo ep è nel possibile effetto monotonia che può scattare o se non si è adeguatamente predisposti all’ascolto o per via della eccessiva ripetitività, dovuta ad una latente “lagnosità” di canzoni come “ruggine”. per il resto è evidente un talento capace di esprimersi al meglio in “ottobre” e nella iniziale “pioggia e luce”. anche per fabio però, il tempo ci dirà la verità.
ondalternativa

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alessandra
28/05/07
2.5/5
fabio zuffanti è un musicista genovese operoso da alcuni anni all’interno di svariati gruppi e progetti. le sue canzoni, talvolta unicamente strumentali, talvolta anche solo sussurrate, sono rivestite da una patina di elettronica, postrock, isolazionismo e psichedelica, nella continua ricerca di atmosfere sospese tra sogno e realtà, proprio come in “pioggia e luce”, una piccola raccolta di canzoni scritte e cantate con l’intento di ricreare le immagini e i suoni che ci appaiono come sfuocati nel momento del dormiveglia. nella title track fuoriesce l’indole postrock unita alla ricerca di soluzioni semplici ma concrete che portano alla mente l’immagine di un uomo intendo ad osservare la pioggia che cade sulla finestra e lascia che le gocce scivolino via lente sul vetro, in sintonia coi suoi pensieri. “il treno” è una canzone nuda, spoglia di arrangiamenti o parti strumentali, che lascia ad un velo di elettronica il compito di accompagnare il sussurrio pacato del cantante. al contrario, in “ottobre”, un pianoforte ci fa spostare dagli orizzonti postrock a quelli ambient, sempre cercando di sfruttare la semplicità a proprio favore. “ruggine” continua su questa linea, adottando nuovamente il pianoforte e aggiungendo dell’elettronica qua e là. quest’ultima diventa colonna portante nell’ultimo brano, “deserto”, dove va ad accompagnare una voce trasognata e lontana. un ep certamente innovativo e diretto nei messaggi, ma che a mio parere rischia nella sua semplicità di apparire fin troppo stringato e piatto, non arrivando mai a coinvolgere fino in fondo.

movimenti prog
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daniele cutali
7/10
31/05/07
la genova autunnale di zuffanti… fabio zuffanti approda al primo disco solista, anche se è soltanto un ep di cinque brani pubblicato dalla giovane etichetta marsiglia. primo disco solista perchè completamente concepito in proprio e senza il coinvolgimento in fase di scrittura dei suoi molti compagni di ventura. vulcanico musicista genovese poliedrico alla testa di una moltitudine di progetti musicali da quasi vent’anni a questa parte, progetti che tra i tanti rispondono al nome di finisterre, la maschera di cera e hostsonaten, cioè le più importanti entità musicali del rinascimento neo-progressivo italiano degli anni novanta, zuffanti pare allontanarsi dalle tempeste progressive (e ormonali?) di gioventù e raggiungere un’introspezione minimale, angusta, invernale, affine alle pagine di grande poesia che solo la sua liguria ha saputo scrivere. il profondo “io” musicale di zuffanti affonda e riemerge verso una luce diffusa sulle distese innevate del capoluogo ligure, paesaggi che hanno profondamente ispirato il musicista, a porsi diverse domande circa il significato intrinseco della poesia algida, gelida e un po’ elettronica soffiata dal freddo vento autunnale che diventa poi inverno. crepuscolo. buio. viene tutto filtrato attraverso la lente delle pulsioni sintetiche, delle chitarre arpeggiate ed effettate. sensazioni a metà tra i suoi progetti quadraphonic e lazona, fabio costruisce panorami imbevuti da una giornata di pioggia che diffrange la luce debole del tramonto, come succede nella titletrack “pioggia e luce”. filtrata è anche la voce crepuscolare di zuffanti stesso, la quale a tratti ricorda con un andirivieni lontano una specie di lucio battisti “elettronizzato”. veloce come la brezza, passa sbuffante “il treno” che arriva alla stazione serale e malinconica di “ottobre”. brano quest’ultimo sinceramente autunnale, da ascoltare in una giornata di pioggia dietro i vetri umidi di una finestra con veduta anestetizzante sul mare in burrasca, le cui onde “rosicchiano” la battigia dei moli della lanterna… o di un qualsiasi altro porto. umidità che scava e ossida il ferro della vita quotidiana, cantata in “ruggine” dal lamento battistiano di zuffanti, altra piccola perla di languidità tastieristica. dopo di che “il deserto” di supposizioni ed effetti elettronici chiude la porta sulla poesia di questo dischetto. e’ incredibile come fabio zuffanti sia maturato artisticamente negli ultimi anni riuscendo ad arrivare ad omaggiare sia il progressive classico che ha fatto grande la musica negli settanta, sia i nuovi impulsi interiori e minimalisti che fanno riflettere e guardare all’interno della propria persona.

rockit
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mario panzeri
15/06/07
affascinante come la luce riflessa dai lampioni sull’asfalto durante le notti piovose di questo fine maggio. un piccola magia isolazionista per voce sussurrata ed elettronica minimale che si perde in derive post-rock, delay sognanti, tragici voli pindarici ambientali e field-recordings. il mood è timido, pacato, ma le parole fanno male (che dico e non mi muovo / è solo frustazione / poi prendo i denti / e me li strappo dalla bocca): non c’è sapore di giocosa psichedelia freak, il contesto intimo e molto letterario rende anzi ancor più freddi e dolorosi questi venti minuti scarsi di debutto. le aride visioni di fabio da genova mi piacciono e lasciano intravedere un buon spiraglio di luce a squarciare le nubi nere che incombono sul nostro “non-musicista”: perso, lontano, ma ancora a galla e capace di farsi ascoltare. ep scaricabile grautitamente dal suo sito personale e da quello di marsiglia records.

“la finestra rigata di pioggia in un pomeriggio d’autunno. l’inquadratura trema, l’immagine è sgranata e in bassa fedeltà, magari catturata dall’obiettivo di un cellulare che non si sa decidere se mettere a fuoco la superficie del vetro arabescata dalle gocce o il mondo che c’è fuori, oltre quel vetro. la musica di fabio zuffanti sembra vivere in questo spazio di confine fra il dentro il fuori, fra la luce della strada e la penombra di un interno solitario, affascinata dalla soglia, dal dormiveglia, da quella goccia di pioggia che appesantita infine si lascia scivolare lasciando la sua liquida traccia. si chiama pioggia e luce l’ep pubblicato dalla marsiglia records, etichetta genovese come genovese è il giovane ed atipico cantautore “lieve”, autore di questi pezzi sospesi tra elettronica minimal, ambient, psichedelia post e lo-fi. pioggia e luce e ottobre sono sicuramente i pezzi più riusciti, i migliori fra i cinque che vanno a comporre questo ep. il primo parte da una tentazione acustica ma si lascia subito condurre verso più claustrofobici spazi venati da dissonanze, campionamenti noise e field recordings. in ottobre ancora più che in pioggia e luce, l’ombra del battisti più sperimentale incombe in uno spazio sonoro magnificamente arredato da tappeti gravi e sgocciolanti divagazioni acute di rhodes, in cui la voce, come in un monologo interiore, si fa spazio nel magma denso dei suoni tra pensieri ingombranti e non detti: sogno di potere volare da solo / perso tra questi profumi che amiamo / possa sparire così la paura del mondo / che è la rovina / la rovina. anche ruggine si fa notare per il sapiente uso di silenzi e per la bella coda catartica, liberatoria dopo l’immobilismo armonico e melodico della prima parte del pezzo. forse non sempre i pezzi sono pienamente compiuti, in certi casi un po’ prolisse le parti strumentali, e quasi sempre manca il sigillo di una messa a fuoco definitiva, ma il senso di sospensione e di incompiutezza è sicuramente anche uno dei tratti più affascinanti di questi malinconici e delicati bozzetti isolazionisti. questo è solo un ep (per altro interamente scaricabile dal sito di zuffanti e da quello della marsiglia records) in attesa dei prossimi lavori mi pare di poter dire che qui ci siano tutti i segnali per aspettarsi qualcosa di interessante dal futuro.” daniele suardi – musicboom.it



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