m023_review

“la realtà genovese del buridda fotografata in un’ottima compilation da inguaribile “anarchico metafisico” non riesco ad andare molto d’accordo con le politiche vetero-fochiste dei centri sociali, eppure va riconosciuto che in un’italia sempre più allo sbando, le iniziative “dal basso” provenienti dalla realtà di questi laboratori sono assai meritevoli. e’ il caso del buridda di genova, che tra le tante attività ha anche messo in piedi un progetto discografico, con un degno coronamento in un interessante cd. il vol. 1 di questo progetto fa pensare ad un preludio per altre uscite, e il fatto che nel disco ci siano ben 17 pezzi di band genovesi merita un applauso. c’è un po’ di tutto, dal post-core (out of mica, volumicriminali) all’alternative/indie (karmatest, drunken butterfly, starfish, senseless sensational sun), dal punk (kiruna) al nu-metal (schism). da parte nostra vogliamo segnalare alcuni artisti molto interessanti, in primis fabio zuffanti, che per l’occasione ha composto l’inedito “buridda”, un pezzo elettronico alla gottsching che mostra come l’artista sia ormai lontano dal prog degli esordi. ritroviamo con piacere i corrieri cosmici zeneisi st. ride con l’irresistibile “fango alle caviglie”, e segnaliamo gli ottimi hermitage, che in “glass” propongono un post rock poetico, dal taglio orchestrale e progressivo. sulla stessa scia i dresda, con i tipici crescendo del genere. molto piacevoli anche i kramers con il loro pop elettronico e obliquo, più crepuscolare nel caso dei japanese gum. buoni gli esperimenti rock di adele e cartavetro, anche quelli hip-hop degli hiroshima. “lsoa buridda vol. 1″ è un’eccellente fotogafia di una realtà dinamica e cangiante, che il laboratorio individua e valorizza con efficacia.” donato zoppo – movimenti prog
“la buridda è una sorta di zuppa di pesce dagli ingredienti molto vari e dalla lunga e complessa preparazione. non fraintendetemi: non sto cercando di imitare biecamente le fantasiose recensioni miste a ricette della rubrica di giovanni linke sul mucchio: qui i dischi di cui parliamo prendono davvero il nome da tale prelibato piatto ligure. certo, ad essere più precisi, il nome buridda è poi quello del locale nel quale i gruppi in questione hanno suonato. trattasi del l.s.o.a., ossia di un laboratorio occupato auto gestito, definito nelle note «una realtà che, negli ultimi quattro anni, ha offerto spazi importanti a chi cercava nuove possibilità di fare arte». nobile e difficile proposito, in una città italiana come genova nella quale i locali ‘buoni’ chiudono (o vengono fatti chiudere) uno dopo l’altro. ode dunque a chi questo posto lo tiene in vita e a chi contribuisce a diffonderne il verbo, in questo caso i due volumi titolati appunto “buridda”, che raccolgono tracce (per lo più già edite) di gruppi aventi come solo punto comune l’aver suonato lì ed essere genovesi. vi troviamo quindi nomi noti come i vanessa van basten, con il loro post-metal raffinato, gli straordinari calamito dalle cangianti sfumature jazz, gli sperimentali st.ride con il loro raffinato amalgama di suoni elettro-acustici, il glitch pop delicato dei japanese gum. accanto a questi troviamo nel vol.1 altri artisti più o meno noti dentro e fuori dal giro, tra cui un ottimo fabio zuffanti (un piccolo capolavoro la sua buridda!, title track esclamativa), dei promettenti post-rockers dresda, l’hardcore evoluto dei cut of mica, il gran pop con coretti gospel dei kramers, l’hip hop scomposto di grmx dei cartavetro e quello da possibile teen-ager-hit degli hiroshima («come dante la nosta arte è di descrivere l’inferno» – no comment ma può scalare le classifiche). nella seconda delle compilation invece spicca il country rock & roll dei motorcycleriene, l’ottimo jazz nervoso degli unsolved problems of noise ed i coretti su chitarre acustiche da folk apocalittico della bizzarra neve su di lei. qui e là anche del banale indie-rock che lascia il tempo che trova, ma in ogni zuppa ci sono ingredienti che rispondono a gusti diversi, e c’è chi scarta questo e chi scarta quello. nel dubbio, vi consiglio di dare un bell’assaggio a questi due validi dischi (pare ne siano già in preparazione anche i vol.3 e 4), che si chiudono con l’industrial prima maniera condito di umorismo di hipurforderai, che in uno dei suoi bislacchi campioni vocali ci spiega anche, finalmente, come si prepara ‘sta buridda. in dialetto genovese però.” matteo uggeri – sands zine

“se siete di genova e avete un minimo di confidenza con la nightlife cittadina dovreste almeno aver sentito parlare del laboratorio sociale occupato autogestito buridda di via bertani. un centro sociale, e quindi per tradizione legato a un determinato tipo di suoni e di generi: ma al tempo stesso, grazie all’ampiezza di vedute di chi lo gestisce, anche il quartier generale del collettivo disorder drama, da anni attivo nella promozione dei migliori musicisti locali (e non) di area alternativo/indipendente. dalla collaborazione fra queste due realtà ha preso il via, pochi mesi fa, l.s.o.a buridda: progetto discografico che si prospetta ambizioso nella forma (una “miniserie” di compilation di cui la seconda è già in lavorazione), nei contenuti (brani editi e inediti dei migliori gruppi passati dal locale negli anni) e negli intenti (promuovere la scena cittadina e l’attività del laboratorio sensibilizzando in merito pubblico e addetti ai lavori). almeno per quanto riguarda questo primo volume risulta difficile contestare qualcosa: come accade in ogni compilation ci sono momenti migliori di altri, ma il raggio di suoni e influenze qui contemplato è talmente ampio che sta ai gusti dell’ascoltatore decidere quali siano i picchi. per chi scrive, e senza nulla togliere al resto del programma (uno squadrone eccellente che è una gioia vedere riunito), a piacere sono tanto il post-rock nudo e crudo dei dresda (con l’ottima my funny valentine, erroneamente riportata come john wayne shot me) quanto quello più prog-friendly degli hermitage, la cui glass è definitivamente uno dei pezzi dell’anno. bene anche il suono riot spinto dalle starfish di shahidki mentre non inganni il titolo proposto dai bravi indie-rockers adele: i ragazzi, già caldi in vista del prossimo rural indie camp, hanno ribattezzato rosso attesa una quasi omonima traccia già sentita sul loro ep. niente da dire su cut of mica: l’atterraggio meritatissimo su green fog, un album convinto e convincente come finally it’s friday e i loro live-set sempre più apprezzati sono fatti che parlano da soli. non stupisce che la loro writing is a kind of sophisticated silence sia chiamata ad aprire il cd. unica alternativa possibile, nell’ambito first track, sarebbe stata la grmx firmata dagli alfieri del do-it-yourself cartavetro e già sentita su quel bruxia uscito online per anomolo records: la si ritrova comunque più avanti, e al solito con piacere. la tripletta dei sogni per il sottoscritto rimane tuttavia quella, totalmente inedita, introdotta da fabio zuffanti (che omaggia il locale con la title-track buridda!, versione ridotta di quella sentita, ammirata e venerata all’ultimo festival delle periferie) e chiusa dalla cluster of bees di japanese gum: un duo, quest’ultimo, che rispetto all’uscita per marsiglia di qualche mese fa sta già dimostrando una crescita notevole. nel mezzo si incastrano gli sperimentalismi di fango alle caviglie, nuova creazione degli outsider della scena st.ride. l.s.o.a. buridda vol.1 la trovate nei negozi di dischi di genova. oppure, ancora meglio, all’interno del locale stesso, da comprarsi tra un concerto e l’altro. il prezzo, popolarissimo, è di 5 eu: pochi e utili per comprendere quanto di buono ha da offrire l’underground genovese. è un pulsare sotterraneo, appunto; che tuttavia, forte della sua qualità, ambisce a rimbombare fino in superficie.” simone madrau – genovatune.net / mentelocale.it

“da inguaribile “anarchico metafisico” quale sono, non riesco ad andare d’accordo con le politiche vetero-fochiste dei centri sociali, eppure va riconosciuto che in un’italia sempre più allo sbando, le iniziative “dal basso” proveniente dalla realtà di questi laboratori sono assai meritevoli. e’ il caso del buridda di genova, che tra le tante attività svolte ha messo in iedi anche un bel progetto disografico. il titolo vol.1 fa pensare ad un preludio per altre uscite, e il fatto che nel disco ci siano ben 17 pezzi di band genovesi fa guadagnare all’abum un’attenzione particolare. c’è un po’ d tutto, al post-core (cut of mica, volumicriminali) all’alternative/indie (karmatest, drunken butterfly, satarfish, senseless sensational sun), dal punk (kiruna) al nu metal (schism). da parte nostra vogliamo segnalare alcuni notevoli artisti. in primis fabio zuffanti, che per l’occasione ha composto l’inedito buridda, un pezzo elettronico alla gottsching/ roedelius che mostra come l’artista sia ormai personalmente lontano dal prog degli esordi. ritroviamo con piacere i corrieri cosmici zeneisi st. ride con l’irresistibile fango alle caviglie, e segnaliamo gli ottimi hermitage, che in glass propongono un post-rock poetico, dal taglio orchestrale e progressivo; sulla stessa scia i dresda, con i tipici crescendo del genere. piacevoli anche i kramers con il loro pop elettronico e obliquo, più crepuscolare quello dei japanese gum. buoni gli esperimenti rock di adele e cartavetro, anche quelli hip-hop degli hiroshima. lsoa buridda vol.1 è un’eccellente fotografia di una realtà dinamica e cangiante, che il laboratorio individua e valorizza con efficacia.” donato zoppo – wonderous stories



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *