m045_review

“CD, ma anche download gratuito e internet release, le note di copertina dicono ‘conceived in 2007, composed in 2008, recorded in 2009, packaged in 2010, release in 2011’, quindi se è vero che non è mai troppo tardi, i nostri tre di Genova, sotto monicker Blown Paper Bags, sono dei bradipi totali, volenti o meno.
Ed è un peccato, perchè questo disco è dileziosamente modellato pop, saltellante, giocoso, ritmicamente folle e ballabile tutto, – fatto multicolore e luccicante come una scintillante giostra. E gli giostrai stessi sono i bambini sugli unicorni al galoppo.
Un carosello musicalmente coreografato dai (primi) B52’s e The Fall, con meccanismi più veloci e bizzarri, sebbene non ci sia nulla di veramente statico negli animali fissati ai pali una volta che raggiungete il centro roteante: batterie spesso à la Stephen Morris (Carplates Thieves), ragazzo/ragazza alle voci, fuochi d’artificio di synth e basso.
L’intero disco scorre capricciosamente godibile, – la parola chiave è eclettico.
Oltre a farVi muovere sù e giù con The Sound Of My Defiance andBody=Temple, i Blown Paper Bags riescono anche a rallentare con del sexy e giocoso hip hop di Topless Meeting, o anche il cabaret stile the love cats diIntimacy Shield.
L’ultima traccia, Blown Manifesto (Pop Eye version), canta ‘We were Blown Paper Bags’, – ed è amaro quanto il verder spegnersi un parco giochi.
Se il loro precedente split con gli Experimental Dental School magari suonava troppo caotico, questa release è invece perfettamente arrangiata per un attacco cardiaco sulla pista da ballo (indie).
Ma non quest’anno. Rispettiamo le scadenze, – sarà il prossimo.” Paolo Miceli -Komakino

“Dopo una gestazione decisamente d’altri tempi – concepimento nel 2007 e realizzazione a fine 2010 – i Blown Paper Bags tornano in pista con un album che riattiva la sigla ormai attestatasi a terzetto e ripensa dalle fondamenta il proprio suono.
Synth punk e krauti a colazione, tendenza al groove profondo, melodie vocali in alternanza male/female. Pezzi-bomba che tracimano p-funk schizoide, post-punk bianco e nevrastenico, teatrale synth-punk tra Blood Brothers sotto metadone e Talking Heads / Cure da cabaret vittoriano (Intimacy Shield).
Con almeno un paio di pezzi memorabili (Topless Meeting rielabora la Francia bastarda delle banlieu in un frullato di electro post-moderna con la faccia rivolta ad oriente, e Body=Temple che si offre come l’unica reincarnazione plausibile dei B-52’s nell’era post-DFA) è questo il concentrato che i tre mettono sul piatto: musica non originale ma energica, sentita, spinta e creativa, che rielabora e ricicla, cita e stravolge senza timori reverenziali nè citazionismo spicciolo.
Morale: fare musica per se stessi, lontano da scadenze, impegni o cartellini da timbrare stancamente, vale molto più in termini di credibilità di tanto altro. (7.0/10)” Stefano Pifferi – SentireAscoltare

“Festa grande: scopro che sono ritornati in pista i Blown Paper Bags e mi va di festeggiare duro, di esagerare e di fare pazzie, ragion per cui parlerò di questo disco sorseggiando in maglietta della salute un Tassoni-Red Bull che è la neurotossina più lisergica che ho in casa. Sono stati latitanti per un paio d’anni e si ripresentano dopo aver ridotto l’organico ad un trio, conservando quell’indole punk da balera e l’invidiabile originalità nelle parole oltre che nelle sonorità. Eh sì, pongo subito l’accento sulle parole in controtendenza con chi si avvicina ad un disco come questo e colpevolmente si focalizza solo sui ritornelli imperdibili e gli stacchi di synth. Mi riferisco soprattutto all’emblematico “say yes to money, say yes to showers” lanciato nel bel mezzo dell’hip-hop-a-lula di Topless Meeting e che mi ha fatto molto ridere, soprattutto perchè giusto in quel momento stavo riflettendo di hippie con un amico. Quella frase, in quel contesto di ritmiche devastanti e chitarre al limite dello psychobilly mi ha letteralmente distrutto. E vi assicuro che tutto il disco verte su affermazioni geniali che si accompagnano ad indovinatissime bordate di tastierine simil-crumar. Ne è un esempio Intimacy Shield con quel suo riff di basso teatrale quasi a suggerire l’inizio di uno spettacolo di cabaret davvero sghembo e che a metà del pezzo sfocia nel kraut-core che non ti aspetti. Back To Square Three è totalmente intriso della suddetta attitudine kraut, a tratti barocca e scosciatissima, ma frutto di ricerca e tentativi maniacali, un muro di cultura musicale ed esperienza che pochi in Italia saprebbero costruire amalgamando il tutto così bene senza strafare e scadere nel pacchiano.” Alex Grotto – Vitaminic

“Stamattina ho acceso il computer e mi sono trovato i Blown Paper Bags aperti sul browser. Non so come sia successo, sará stato il vino di ieri sera. Sono un gruppo italiano che fa qualcosa di diverso dal solito (finalmente!) Potete scaricare il loro Back To Square Three al prezzo che volete, una pregevole iniziativa nazional-popolare. Mi ha fatto impazzire Body=Temple, un pezzo delirante che mi ricorda qualcosa dei Talking Heads (brutto fare i nomi peró, vero?) tutta synths, punk e crauti. Bravi bravi, ascoltatela!” figurehead.it

“Attesissimo. Davvero. Per dirvi il livello di malattia Double Dragon On The Dancefloor è da quattro anni la suoneria del mio cellulare. Fantastici a priori. Il disco è stato, come recitano i credits, concepito nel 2007, composto nel 2008, registrato nel 2009, confezionato nel 2010 e, finalmente, partorito a gennaio 2011. Un lungo lavoro che ripaga. Soprattutto le nostre orecchie. Viva i Blown Paper Bags.” The Breakfast Jumpers

“È il passo del basso a spalancare le porte su questo disco. Mezz’ora di indie rock che balla, in bilico tra aggressioni wave e impatto pop. Genovesi e tre (Ela, Martino e Matteo) i BPB sembrano un frullato di Campesinos! (punto esclamativo incluso) e nuova disco newyorchese (DFA e compagnia battente). Non rinunciano alle melodie (le voci lui/lei che si incastrano) ma puntano altrettanto sul suono (un magma elettrico di classico basso/chitarra/batteria attraversato da tastiere, synth e ritmi sintetici). Are Back To Square Three è un album di (da) buon umore. Si prende sul serio prendendosi in giro. E allora ecco scatti hip hop, sfumature dub, riff sporchi e il basso (ancora lui) a reggere il gioco (il punk alla gomma da masticare di Intimacy Shield). In tempi di ultra globalizzazione, un po’ dello spirito originario del rock indipendente abita dalle nostre parti. 79/100” Marco Sideri – DiscoClub65.it

“C’è il detto che la gente sia tirchia a Genova, però questi Blown Paper Bags hanno fatto un bel regalo ai loro fan. Forse non molto famosi, ma molto attivi nella loro città, sia a livello di concerti, sia per quanto riguarda produzione e sponsorizzazione di altre band locali liguri. Con Back to Square Three tornano a farsi sentire, un disco che parla di sé con sonorità decisamente mattacchione, qualcosa che viaggia su binari dance punk, con effetti tastierina casio decisamente interessanti. Un cruciverba musicale, un po’ da scoprire e da decifrare. Il disco si divide a metà, la prima parte più indie pop, i pezzi funzionano ruotando tutto intorno a questi motivetti syntetici molto variegati, leggeri, magari non sempre troppo accessibili a vasti ascoltatori, però densi di una ragionevole sperimentazione.  Nella seconda parte il disco si carica. Che viene voglia di andare a ballare in uno di quei posti alternativi, ci sono tre pezzi uno di seguito all’altro a rendere giustizia alla dance punk che sta andando di moda ultimamente, ma in chiave italiana, che fa sembrare le tracce ancor più particolari e genuine. Short Attention Span Era ha un effetto danzereccio, un motivetto veloce, da allucinazione, poi l’elettronica E-Ink P-Ride pare essere di sana ispirazione Le Tigre, e The Sound of My Defiance abbina una porzione a doppie voci su base a suoni elettronici rotondi maledettamente Daft Punk a momenti in cui la cantante stravolge la strofa con testi cantati a ritmo di batteria. La chiusura dell’album, Blown Manifesto (Pop Eye Version), è lenta sperimentazione, cosa che un po’ racchiude l’essenza principe dei Blown Paper Bags, un’autocelebrazione, la firma che la band genovese lascia su un album assolutamente da ascoltare. E se non si è pronti, riprovare ad un’altra ora.” Alessandro Rabitti – Hatetv.it

http://movimenta.com/post/11135235680/blown-paper-pags-are-back-to-square-three

 



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